12 marzo 2008

Non ci posso credere, stavo per cedere di nuovo! La mia dottoressa ha insistito perché smettessi con quel farmaco e ci ero riuscita negli ultimi mesi. Il problema è che sono troppo in ansia. Ho appena conosciuto questa donna che si chiama Sara. Sento per lei qualcosa di molto forte... ma mi sono di nuovo riempita di ansia e di paura. Forse sarebbe meglio che lasciassi perdere e me ne andassi a cercare lo chalet. Una volta trovato quello... Ma cosa sto dicendo? Mi sembra di fare dei discorsi da pazza! Non è meglio piuttosto allora prendere lo psicofarmaco...

Stavo aspettando Sara, la ragazza che ho appena conosciuto e con la quale ho appuntamento questa sera. Ieri mentre pioveva a dirotto ci siamo baciate. Lei mi ha tirato a sé prendendomi per una spalla e mi ha baciata. Sono tesa e spaventata, vorrei chiudermi qui e scrivere e basta, forse è più facile vivere di fantasie. Però c'è una parte di me che non riesce a farlo e si lascia condurre verso di lei. Non so che altro dire. Per oggi è tutto. 

È ancora il 12 marzo. Sono appena tornata a casa dal mio appuntamento con Sara e fuori piove a dirotto. Mi è appena venuta in mente un'immagine di lei sotto la pioggia, bagnata fradicia. La vedo mentre suona il campanello di casa, la mamma non c'è. Entra e mi prende tra le braccia, bagnandomi coi suoi vestiti. La sua maglietta è fredda, ma sotto sento il suo corpo caldo. Mi fa sedere sul divano e lentamente mi sbottona la camicia che indosso. Mi sfiora con la maglia bagnata tra i seni e mi sussurra tutto il suo desiderio per me. Io lascio che faccia di me ciò che vuole. Continuo a sentire l'umidità della stoffa che ora si infila sotto il mio reggiseno e mi fa trasalire da quanto è ghiacciata. Inizio ad ansimare mentre lei mi massaggia il seno. Riesce proprio a palparmi nel modo che piace a me e per di più con quel tocco così rinfrescante. Infine mi strappa il reggiseno e mi bacia i capezzoli. Ora sono passata dal sentire il gelo della stoffa all'umido calore della sua bocca. Mi succhia avidamente i capezzoli e... Oddio come mi sono spinta oltre... mi imbarazza un po' scrivere di queste cose...
Credo comunque che se si verificasse una cosa del genere nella realtà avrei come minimo la tachicardia, ma solo immaginandola mi sento tranquilla e sicura di me stessa, beh a parte l'eccitazione che mi provoca questa fantasia. Non so se riuscirò mai a diventare più sicura in me stessa...Meglio comunque che ora vada a dormire. 

15 febbraio 2008

In questi giorni ho ricominciato a pensare allo chalet nel bosco dorato. Non ci credo quasi che siano passati tutti questi anni. Continuo a chiedermi come sia diventata Elena, cosa abbia fatto nella vita, se sia felice...
Ogni volta che la vita mi sembra difficile, più del solito intendo, immagino ancora di trovarmi  nello chalet, a volte con lei, altre con qualche donna immaginaria, lontano da tutto. Continuo a sentire il desiderio però di tornarci davvero. Certi giorni non riesco a smettere di pensarci, vorrei tanto tornare là e chiudermi dentro. Vedere cosa provo oggi a stare tra quelle mura di legno come quando ero ragazza. Ho trovato le chiavi nell'armadio della mamma, ma non voglio chiederle dove sia quel posto, non voglio che lei sappia che ci penso ancora. Vorrei solo trovarlo e non dire niente a nessuno. Appena avrò un giorno libero dal lavoro farò un altra scampagnata alla ricerca del mio chalet. Per oggi è tutto.

13 maggio 1990


Finalmente ho trovato un posto in cui sto bene, lo chalet nel bosco dorato. Naturalmente non ci sto da sola, ma con Elena, che considero la mia migliore amica, anche se ormai è l’unica che ho. Non so perché sto iniziando a scrivere questo diario, forse perché mi piace l’idea di fissare le cose che mi succedono sulla carta, così da poterle ricordare nel tempo. Beh, ovviamente più quelle belle spero! Da un po’ di settimane io ed Elena ci chiudiamo spesso nella casetta nel bosco in isolamento a studiare, perché gli esami di maturità si avvicinano e siamo molto preoccupate. Però stiamo pensando di andare al mare quando saranno finiti! Per fortuna che c’è lei perché a casa non riesco più a stare, anche se il problema non è di giorno ma di sera, quando sono a casa tutti e due. Ho pensato qualche volta di andare da uno psicologo, ma non ho molta voglia di dire a mamma e papà i motivi, quindi forse è anche per questo che ho creato te, diario! Vabbè, per ora è tutto, non so che altro scrivere… a dire il vero in realtà non so neanche se continuerò. Vedremo…

Ciao ciao!

Diana